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Release
Roma, mercoledì
6 giugno 2007.
Nuovi pianeti extrasolari: anche l’Italia dice la sua, in una
scoperta
d’eccezione.
Un’altra importante scoperta astronomica si appresta a vivacizzare la comunità scientifica. Un risultato notevole che ha per l’Italia un valore speciale. E’ infatti la prima volta che un gruppo di ricercatori del nostro Paese partecipa ad una tale scoperta impiegando strumenti installati sul territorio nazionale. Un traguardo che, evidentemente, non poteva aspettare circostanza migliore. Gianluca Masi e Franco Mallia, del Virtual Telescope Project e dell’Osservatorio Astronomico di Campo Catino (entrambi operanti in provincia di Frosinone), assieme ad altri 15 astronomi americani ed europei, risultano infatti co-scopritori di un pianeta extrasolare massiccio, che ha subito fatto discutere gli astronomi.
La notizia è stata annunciata la scorsa settimana da Chris
Johns-Krull (Rice University) ad Honolulu, durante il Meeting della American
Astronomical Society, che a nome del team citato ha annunciato la scoperta di
un “nuovo mondo” attorno ad una stella della costellazione di Camelopardalis
(“Giraffa”). Una risultato che si inserisce nell’ambito del progetto XO,
guidato da Peter McCullough dello Space Telescope Science Institute di Baltimora
e supportato dalla NASA, il cui scopo è proprio identificare pianeti
extrasolari servendosi della tecnica dei transiti, ossia del passaggio del
corpo dinanzi al proprio sole, determinandone una modestissima caduta di
luminosità, osservabile da Terra. Dagli studi effettuati dal gruppo di ricerca
risulta che il nuovo pianeta, ora denominato XO-3b, possiede una massa dodici
volte superiore a Giove, il gigante del nostro Sistema Solare. E l’eccezionalità di questa scoperta è tutta
qui.
Finora erano già noti altri pianeti di notevole massa, ma
XO-3b è decisamente quello più grande. Proprio per questo, esso ha innescato
l’importante confronto su quale sia il limite oltre il quale un tale gigante
vada considerato, anziché un pianeta, una stella nana. Naturalmente, la
risposta sta nella capacità del sistema di innescare combustibile nucleare e un
oggetto dalla massa 13 volte superiore a Giove potrebbe aver bruciato le tracce
di deuterio (isotopo dell’idrogeno) che sarebbe lecito aspettarsi all’inizio della
sua vita. Ed è proprio la formazione di un simile oggetto che potrebbe
determinarne la classificazione, argomento che l’ultimo arrivato chiede di
affrontare.
XO-3b si sarebbe presumibilmente formato come un normale
pianeta, ossia dal disco di polveri che circondava l’astro centrale e non dal
collasso gravitazionale di una nube interstellare, come accade invece per le
stelle, nane brune incluse.
Se XO-3b sembra aver conosciuto la genesi propria di un
pianeta (seppur senza certezza matematica), esso rimane come un oggetto davvero
singolare. Anche nell’ipotesi che si tratti di una nana bruna, infatti,
risulterebbe un caso più unico che raro, dal momento che gli astronomi non ne
conoscono altri simili come compagni di stelle normali, circostanza che li porta
a parlare di “deserto di nane brune”.
Gli studi cui hanno partecipato Masi e Mallia hanno
consentito di stabilire che il pianeta impiega 3.2 giorni per completare la
propria orbita attorno al suo sole: si muove perciò davvero a due passi dalla
stella, il che dovrebbe averlo adattato ad un’orbita circolare, per via degli
intensi effetti mareali. Fatto che invece non si ritrova nella evidente orbita
ellittica che è stata determinata. Questa incongruenza potrebbe spiegarsi con
il fatto che questo processo di “circolarizzazione” dell’orbita non è stato
ancora completato, il che è davvero sorprendente.
Questo
importante risultato non viene tuttavia da solo. Sempre ad Honolulu, lo stesso
team ha annunciato la scoperta, sempre mediante la tecnica dei transiti, di un
secondo pianeta extrasolare (a dire il vero verificato prima del precedente),
stavolta del tutto in linea con i parametri riconosciuti per questi corpi. Il
suo nome è XO-2b e ne è stata stimata una massa pari a 0.6 volte quella
gioviana ed un diametro assai simile al gigante del nostro sistema planetario.
Completa un’orbita in 2.6 giorni ed il suo sole appartiene ad un sistema binario nella costellazione di Linx
(“Lince”).
XO-3b e Xo-2b si aggiungono al primo pianeta extrasolare
(XO-1b) individuato dal team XO nel 2006.
E’ la
prima volta che simili scoperte vengono compiute dall’Italia. Il contributo di
Gianluca Masi, astrofisico, e Franco Mallia, astronomo non professionista, è
stato prezioso, anche grazie alla stupefacente qualità dei dati raccolti. Come
già accennato, la tecnica dei transiti consiste nell’osservare la modestissima
caduta di luce provocata dal passaggio del pianeta dinanzi al proprio sole. Una
sorta di “eclissi”, del tutto invisibile al nostro occhio. Grazie ai raffinati
strumenti moderni, è oggi possibile spingere al limite le osservazioni e
rilevare queste cadute di luce, il cui studio consente poi di risalire ad
alcune caratteristiche cruciali del corpo orbitante.
Per queste osservazioni sono stati impiegati gli strumenti
del Virtual Telescope (struttura completamente robotica ideata da Gianluca
Masi) e dell’Osservatorio Astronomico di Campo Catino, del cui staff fanno parte entrambi i ricercatori.
Telescopi che vanno dai 30 agli 80 centimetri di diametro e che impiegano sensibilissimi
ed accuratamente calibrati rivelatori, in grado così di registrare il delicato
transito del pianeta.
A fronte di quasi 230 pianeti extrasolari finora scoperti,
sono solo una quindicina quelli rivelati mediante la tecnica dei transiti.
Questo campo della ricerca astronomica moderna e' recentissimo: nasce infatti
solo nel 1995 con la scoperta del primo pianeta extrasolare intorno alla stella
di tipo solare 51-Pegasi, ad opera degli astronomi M. Mayor e D. Queloz. Nel
futuro, grazie soprattutto a tecniche di rivelazione sempre più sofisticate e
precise, saranno possibili traguardi sempre più importanti, come dimostra la
recente scoperta di un pianeta di raggio 50% superiore a quello della Terra ( e
massa 5 volte superiore) situato a circa 11 milioni di km dalla stella ospite:
la nana rossa “Gliese 581”.Pur essendo così vicino ( il suo anno è di 13
giorni) al suo sole, è situato nella “fascia abitabile”, cioè alla distanza
dalla propria stella per cui può esserci acqua liquida sulla sua superficie permettendo
lo sviluppo della vita.
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XO-2b |
XO-3b |
Riferimenti
XO-2b http://adsabs.harvard.edu/abs/2007AAS...210.3302B
XO-3b http://adsabs.harvard.edu/abs/2007AAS...210.9605J
Virtual telescope Project: http://virtualtelescope.bellatrixobservatory.org/
Osservatorio Astronomico di Campo Catino: http://www.campocatinobservatory.org/
MicroFUN -
MicroLensing Follow-Up Network
Il numero
del 15 Febbraio 2008 di SCIENCE
L'Articolo
di scoperta (Abstract)
Contatti
Dr. Gianluca
Masi
Virtual
Telescope Project e Osservatorio Astronomico di Campo Catino
Cell:
3397259553
Dr. Franco
Mallia
Osservatorio
Astronomico di Campo Catino
Cell:
3495823513